Oristano dice no alla Prefettura nell’ex Reggia. Sala gremita al convengo sul futuro del monumento

Oristano si ribella all’idea che l’ex Reggia giudicale possa ospitare gli uffici della Prefettura. È stato questo il tema centrale del convegno “La Reggia degli Arborea: quale futuro?”, che si è tenuto all’Hospitalis Sancti Antoni, organizzato dall’Associazione culturale Oristano Nascosta. La sala gremita ha testimoniato quanto il problema sia sentito dalla cittadinanza: la Reggia non è solo un edificio storico, ma un simbolo identitario per la città e per tutta la Sardegna. A moderare la discussione è stato Marco Piras, presidente dell’Associazione Oristano Nascosta, che ha subito lanciato una proposta concreta: spostare gli uffici della Prefettura nell’ex sede della Banca d’Italia, lasciando che l’antico palazzo regale venga destinato a un uso più consono alla sua storia.

I relatori del convegno organizzato dall’Associazione Oristano Nascosta

Il richiamo all’orgoglio storico. Uno degli interventi più appassionati è stato quello di Franciscu Sedda, che ha sottolineato come la città non debba avere timore di lottare per il proprio patrimonio: “Abbiamo sempre paura di fare le battaglie, ma quel luogo ci chiede di essere curato – ha detto Sedda -. È uno dei capitoli più importanti della nostra storia, e nella nostra storia c’è voglia di organizzarsi per difendere la nostra identità. Se non ci prendiamo cura della Reggia, significa che non abbiamo la capacità di prenderci cura di noi stessi. Serve la giusta pressione civica per ottenere quello che non è stato ancora fatto.”

Il valore storico della Reggia. A ripercorrere la storia dell’edificio, attraverso prove documentali, è stato lo storico Maurizio Casu, che ha illustrato le prime attestazioni della Reggia come “curia regis” e le vicende che l’hanno segnata nel corso dei secoli. L’architetto Fabio Virdis ha poi chiarito le fasi evolutive dell’edificio, ricordando che la sua costruzione era in fase di esecuzione nel 1322 e probabilmente fu completata a metà del XIV secolo. Da allora, la Reggia ha subito numerosi restauri e trasformazioni, dagli Aragonesi fino ai Savoia, diventando persino un quartiere militare, un orfanotrofio e infine un carcere nel XIX secolo.

La questione giuridica. Un altro punto chiave della discussione è stato l’intervento dell’ex assessore regionale agli Enti Locali e all’Urbanistica, Gianvalerio Sanna, che ha chiarito la situazione giuridica che regolano la destinazione della Reggia. “Secondo l’articolo 14 dello statuto della Sardegna, i beni statali con utilizzo pubblico devono passare alla disponibilità della Regione – ha spiegato -. La giunta regionale deve dunque chiedere riscontro del decreto n. 770/2016, che ne decreta la cessazione d’uso come carcere, e ottenere il bene a titolo gratuito. Oltretutto, è già inserita nel Piano Paesaggistico Regionale del 2006 come bene di alta valenza culturale e storica.”

Il ruolo della Soprintendenza. La Soprintendenza, attraverso le parole della responsabile Monica Stochino, ha ribadito che la Reggia è un edificio pluristratificato, il cui valore va oltre la semplice proprietà: “È nell’elenco dei beni che determinano la crescita culturale nazionale. Qualsiasi progetto, a prescindere da chi sia la proprietà, dovrà rispettarne l’autorevolezza monumentale.”

Futuro incerto, ma Oristano non molla. Il messaggio finale, emerso dal convegno, è chiaro: la Reggia degli Arborea non può essere banalmente riconvertita in uffici amministrativi, ma deve essere valorizzata nel rispetto della sua storia. La sfida adesso è nelle mani della Regione e delle istituzioni locali, chiamate a decidere il destino di un simbolo che rappresenta non solo il passato, ma anche il futuro della Sardegna.

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